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Stemma Comune di Raddusa
Stemma Comune di Raddusa


1810:  NASCITA DI RADDUSA

 

Raddusa compie quest'anno i suoi duecento anni di vita.  Il  modesto villaggio di appena duecento anime,sorto nel 1810, per volere del Marchese Francesco Paternò, è oggi una ridente cittadina di circa 4.000 abitanti,conosciuta per il suo grano di ottima qualità, la genuinità dei suoi prodotti agricoli, l'ospitalità della sua gente e la bellezza di un paesaggio ,soprattutto primaverile, ancora incontaminato. Allo scoccare della mezzanotte del nuovo anno 2010 abbiamo tutti assieme, in Piazza Umberto, brindato e festeggiato il”compleanno” del nostro piccolo centro. Le manifestazioni continueranno nel corso dell'anno e si prevedono convegni ed altre iniziative per ricordare l'avvenimento riflettendo sul nostro passato e sulle prospettive del nostro futuro. Avremmo voluto fare di più, celebrare con maggiore solennità e impiego di mezzi questa ricorrenza, ma le limitate risorse finanziarie che ormai attanagliano gli enti locali e in particolar modo il nostro, non ce l'hanno permesso . Mi auguro, tuttavia, che questa ricorrenza serva a rafforzare in ognuno di noi i sentimenti di solidarietà e di appartenenza alla medesima comunità in modo che tutti assieme, superando divisioni e individualismi,possiamo lavorare per la crescita e lo sviluppo del nostro piccolo comune.Per avere un'idea delle origini di Raddusa, riportiamo qui di seguito alcuni brani tratti dl libro “Raddusa com'era..” scritto dal nostro concittadino Riccardo Allegra che, con le sue preziose ed accurate ricerche, ha dato a noi e alle generazioni future la possibilità di conoscere le coordinate storiche e le linee di sviluppo del nostro paese, ormai conosciuto da tutti come“Città del Grano”

 

                                                                                           Il Sindaco

                                                                                  Geom.Cosimo Marotta

 
 

... quando, poi, nel 1810, per volere del Marchese Francesco Paternò sorse il paese di Raddusa, il fondaco delle Canne fu abbandonato e i contadini si trasferirono nel nuovo abitato.

Al fine di potere agevolare la colonizzazione e procurarsi così quanta manodopera possibile da impiegare nelle miniere di zolfo e nei terreni in maggior parte incolti, il Marchese concesse, con atto notarile, rogato il 14 agosto 1814 presso il notaio di Aidone Don Giovanni Di Dio Profeta, in enfiteusi alcuni appezzamenti di terreno a coloro che decidevano di trasferirsi nei nuovi feudi.

I nuovi coloni giunsero nella Terra di Raddusa, provenienti da Caltagirone, Mineo, Villarosa, Mazzarino, Reggio ecc...come in un porto franco. Si lasciavano alle spalle un passato burrascoso, fatto di umiliazioni e di prepotenze subite, e, a volte, anche di fatti delittuosi perpetrati nelle terre di origine, attratti dal lavoro nelle miniere, dai fertili campi del raddusano e da una sicura immunità.

Costruirono le loro case nel terreno ceduto dal Marchese, occupando lo spazio antistante il suo Palazzo ed espandendosi via via lungo la strada della Piazza.

L'immigrazione fu continua e il paese si ingrossò rapidamente accogliendo ogni sorta di gente venuta colà a rifugiarsi.

La nuova comunità fu, nel 1820, aggregata amministrativamente al Comune di Ramacca, nonostante le resistenze di quest'ultimo che non voleva assolutamente accollarsi l'amministrazione di un villaggio distante 14 miglia e per giunta formato da gente "collattizia e ignorante" dove non  era possibile nemmeno trovare una persona che sapesse leggere e scrivere per potere assumere la carica di eletto del popolo, una sorta di delegato del sindaco  di Ramacca per il disbrigo a Raddusa delle pratiche più urgenti. 

Con il passare degli anni, però, il modesto villaggio, grazie sopratutto alla sua florida industria zolfifera, cominciò a svilupparsi e ad aumentare notevolmente la sua popolazione, tanto che molti ritennero fosse giunto il momento di separarsi da Ramacca e rivendicare un'amministrazione autonoma.

La battaglia per ottenere l'autonomia non fu facile e durò almeno un decennio perchè Ramacca, contrariamente a quanto avvenuto nel 1820, questa volta si oppose tenacemente al fatto che Raddusa fosse separata dal suo territorio ed elevata a Comune autonomo.

Stranamente  le motivazioni che il Comune di Ramacca portava a sostegno della sua tesi erano le stesse che a suo tempo aveva addotto quando, nel 1820, si era opposto al decreto con cui Raddusa veniva sottoposto alla sua giurisdizione. Nel maggio del 1859 il collegio decurionale  di Ramacca, riunito in seduta straordinaria, ancora una volta respingeva la domanda di autonomia del "quartiere di Raddusa". A queste obiezioni, dettate indubbiamente, dalla preoccupazione di Ramacca di perdere un ricco territorio, Raddusa rispose facendo eseguire dal consigliere distrettuale di Grammichele, Don Gaetano Gianformaggio un censimento della popolazione che risultò di 1500 abitanti (500 in più di quanto ne prevedeva la legge) e un elenco degli "eleggibili" cioè di tutte quelle persone che per censo e istruzione erano in grado di rivestire cariche pubbliche. 

Alla fine Raddusa vinse la sua battaglia e con decreto reale del 22.10.1859, a decorrere dal 1 gennaio 1860, fu elevata a Comune autonomo.

Primo Sindaco del novello Comune fu nominato Filippo Sollima, di anni 37, di professione possidente.

 

     (Riccardo Allegra - Raddusa com'era .. pag.13 e segg. Misterbianco 1996)

 

Per avere maggiori e più compelte notizie su Raddusa, vedi "Breve storia di Raddusa" dello stesso autore